Un antico detto popolare recita : “ il peggio non è mai morto “, beh difficile trovare qualcosa di più attinente a quanto accaduto oggi allo stadio Olimpico. Siamo usciti sconfitti, contro una squadra tecnicamente inferiore, non so infatti quanti giocatori del Catania giocherebbero titolari nella Lazio, ma che ha un gioco, che ha un allenatore degno di questo nome e che sa cosa fare quando ha il possesso del pallone.Sul nostro sito non avete mai letto articoli di commento alla partita, nel senso classico del termine, perché ci sono fin troppi siti, radio e televisioni che ci tormentano tutto il giorno con le loro recensioni, più o meno in buona fede. Noi non siamo né giornalisti, né opinionisti né conduttori radiofonici, ma fin da agosto avevamo capito quello che sarebbe inevitabilmente accaduto. Tornate indietro e leggete cosa dicevamo quando tutti erano pronti a lodare la nuova Lazio. Avevamo capito che la fortuna termina inesorabilmente e che questa squadra costruita male e senza una guida valida, non poteva auspicare che, ad un onesto centro classifica. Però anche noi, forse perché solo tifosi e quindi troppo ottimisti per definizione, abbiamo sbagliato, perché oggi si deve lottare per restare nella massima serie, una cosa che fino a pochi anni fa, sembrava riposta per sempre nel dimenticatoio. Abbiamo sbagliato anche noi, perché non potevamo immaginare che colui che siede sulla panchina che fu di Maestrelli, di Fascetti e di Bob Lovati riuscisse nell’epica impresa di snaturare alcuni giocatori che, solo pochi mesi fa, erano tra i migliori del nostro campionato. Ricordate Zarate nella passata stagione ? lo ricordate saltare gli avversari come fossero birilli, segnare reti strepitose al punto tale da chiedere al tuo vicino di posto allo stadio se fosse tutto vero o se fosse solo un bel sogno, lo ricordate vincere un derby e segnare nella finale di Coppa Italia ? Bene, se invece, il talento argentino fosse arrivato alla Lazio in questa stagione, tutti noi staremo a pensare all’ennesimo oggetto misterioso arrivato in bianco-celeste. Già perché lo Zarate di oggi sembra solo un lontano parente del fenomeno che calcava con successo i campi di calcio italiani. Come lui possiamo citare il giovane difensore svizzero, richiesto anche dal Liverpool, che ieri era determinante, lo ricordate contro la Juventus nella semifinale di Coppa Italia ?, e che oggi sedeva mestamente in panchina e Foggia, che era arrivato in nazionale e che sembrava un avanti imprendibile ? Oggi sembra un personaggio della fortunata serie televisiva Lost, si perso in qualche isola misteriosa. Sono arrivati altri giocatori ma non credo che possano cambiare la situazione se costretti a vagare sul campo, senza scopo e senza un ruolo, anche se sono stati nazionali del loro paese o se vantano un curriculum di tutto rispetto. Nella stagione 1984-85, la Lazio retrocesse solo per un motivo, il suo allenatore, se fosse stato esonerato in tempo, non avremmo dovuto subire questa umiliazione. Oggi siamo nella stessa situazione, al punto tale che anche noi semplice tifosi l’abbiamo capito. Adesso che finalmente, magari con un po’ di ritardo l’hanno capito anche i dotti giornalisti, gli esperti dei siti ed i colti conduttori radiofonici, speriamo che lo capisca anche chi di dovere. Cambiare è un dovere ! Ben Sherman
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